Auguri, allegria... c'è aria di festa all'ospedale, oggi non è un giorno come gli altri è Natale e il personale incastrato in questo odioso turno di servizio, preferisce non pensarci e cazzeggiare.
Chi si è salvato è a casa tranquillo, i più facoltosi sono in montagna, al mare, in giro per il mondo, si combatte la tristezza di essere qui, in un giorno tanto lieto come si può.
L'infermiera professionale Marta Casalini, sta pensando che in fondo è una bella fortuna, straordinario notturno ben pagato, poi si vergogna del suo egoismo e si affretta.
Percorre i corridoi semi vuoti dell'ospedale ed entra nella stanza di terapia intensiva dove il suo nuovo paziente in coma la sta aspettando, si fa per dire.
Controlla che tutto sia in ordine, quindi schiaccia il tasto play di un vecchio lettore CD e la musica si diffonde nell'aria calda della stanza.
Una scintilla nel buio, un pensiero nel nulla.
Sono vivo?
Se penso sono vivo!
Ma il mio corpo? Non lo sento, forse sono morto e sto pensando che sono vivo... da morto!
Ma dove sono?
Calma, ascolta: ricordi quando eri giovane?
Brillavi come il sole, splendi pazzo diamante, ora lo sguardo dei tuoi occhi è come buchi neri nel cielo, splendi pazzo diamante.
I Pink Floyd?
Ma allora sono in paradiso! sono morto e sono in paradiso.
Che pace che c'è qui...
Mi puoi sentire?
Ma chi sta parlando?
Come ti senti?
Ma chi è? devo rispondere... sto bene credo! ti sento!
Niente, nessun segno di vita, l'infermiera professionale Marta Casalini esce dalla stanza e torna alle sue faccende.
No, no! non andartene, io ti sento!
L'unica vera attività visibile è la palpebra sinistra, che si apre e si chiude ad intermittenza, fotogrammi di una vecchia pellicola analogica sparati nel cervello a velocità luce.
Il bambino prende il cucchiaio che la madre gli ha messo alla destra del piatto, lo passa nella mano sinistra e comincia a mangiare.
La madre dolcemente riprende il cucchiaio dalla mano sinistra e glielo rimette nella destra.
Il bambino resta perplesso poi riprende il cucchiaio con la mano sinistra e ricomincia.
Sua madre un poco più autoritariamente si ripete e così via, a chi si stanca prima.
Togliete i figli maschi alle loro madri prima che sia troppo tardi, a Sparta, faro di tutte le civiltà, la pensavano così e per calcolare il punto di non ritorno, si rifecero al regno animale.
La leonessa ad esempio, che vive in media sedici anni, è solita allontanare i suoi cuccioli intorno ai tre, quindi: sedici (aspettativa di vita dei felini) sta a tre (età dei cuccioli al momento dell'allontanamento) come trenta (età media degli spartani) sta a X (incognita)
Cioè X, il punto di non ritorno! il momento esatto per strappare i figli alle loro madri prima che facciano danni è stabilito in anni sei, non una luna di più.
Sparta ormai è storia, le leonesse sono rimaste fedeli alla loro natura mentre noi uomini siamo profondamente cambiati.
La mamma in questione, legittimata dall'evoluzione della sua specie, ebbe tutto il tempo per stabilire se per suo figlio essere mancino fosse sbagliato oppure no.
Credenze popolari, ignoranza, superstizione, fatto sta che si mise d'impegno per fare in modo che la mano del diavolo non fosse per il suo amato figliolo la mano predominante.
Il cucchiaio divenne presto la forchetta, i pennarelli, si scrive da sinistra a destra, siamo tutti uguali, le regole sono così, e buona pace per le minoranze.
Davanti a tanta ostinazione, il bambino finì per adattarsi, sforzandosi di sviluppare la parte sinistra del suo cervello in rapida crescita, arrivò a plasmare la sua genetica, che nel profondo del suo sistema nervoso, tramava vendetta.
Quando anni dopo un proiettile calibro nove entrò senza bussare nella sua testa attraverso l'occhio sinistro, quella scellerata licenza materna gli salvò la vita.
Nel tentativo di salvare il salvabile i neuroni morenti inviarono la loro memoria nella parte destra del cervello, dove li aspettavano da sempre, e dove da sempre avrebbero dovuto stare.
Durante il concitato trasferimento, miliardi di informazioni si mescolarono, si adattarono, alcune vennero scartate altre pur di trovarle una posizione vennero alleggerite e ricatalogate.
Da quella confusione, da quel big ben encefalografico, uscì fuori un cervello tutto nuovo, dotato di una rinnovata percezione dello spazio del tempo e non soltanto.
Che strano sogno!
Un momento, ma certo, ora ricordo, mi hanno sparato.
Infermiera... infermiera presto, mi sono svegliato, ero morto e sono risorto.
Mentre con la mano sinistra, in modo del tutto naturale, preme il pulsante di allarme che sbadatamente qualcuno aveva posizionato alla sua destra.
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