Saranno state le dieci le dieci e mezza non mi ricordo bene, ero appena uscita da una riunione del gruppo "le donne e la letteratura" incontri settimanali dove si commentano libri, si scambiano opinioni, si riflette, si sta insieme.
Pensare che avevano anche offerto di accompagnarmi, ma era una serata così bella! Primavera inoltrata, la città profumava di pulito e di speranza.
Faccio volentieri due passi!
Mi hanno caricata in macchina che non me ne sono nemmeno accorta, dicevo: cosa state facendo? cosa volete? non fatemi del male vi prego...
Erano in tre, non saprei dire di che nazionalità, scuri, forti, decisi.
Mi hanno portata non so dove e mi hanno stuprata tutta la notte, a turno, mi hanno infilato i loro peni ovunque, bocca culo e figa, sono venuti più volte, con calma, sempre addosso o dentro di me, mi hanno picchiata per farmi fare quello che non volevo fare, quando se ne sono andati, lasciandomi lì come una cosa, facevo schifo, nuda sporca sanguinante e puzzolente.
Pensai che sarei morta lì, nel senso che non avendo il coraggio di alzarmi per chiedere aiuto, mi convinsi che stando ferma al freddo, sarei morta e tutto sarebbe finito.
Invece passò per caso una persona che portava a passeggio il cane e chiamò i soccorsi.
Mi portarono all'ospedale, dove si presero cura di me, sporsi denuncia e nel giro di una settimana fui di nuovo a casa.
Niente fu più come prima, ci provai a comprendere, a perdonare, infinite sedute psichiatriche, farmaci, mi iscrissi anche ad un gruppo di sostegno, dove trovai tanta solidarietà ma anche tanta disperazione e dolore.
Ho quasi sessant'anni ormai ho vissuto tutto questo tempo nel vano tentativo di risollevarmi, ma ho sempre fatto finta che fosse così, in verità non ho più avuto pace, anche soltanto pensare di avere rapporti fisici mi faceva venire il vomito, ho smesso di farmi toccare da chiunque, nemmeno dalla mia dottoressa mi facevo più visitare, mangiare divenne un incubo, tutte le mie funzioni naturali vennero compromesse, secchezza vaginale cronica, l'entrare e l'uscire degli escrementi, del piscio, anche la saliva mi dava fastidio.
Matteo, ti lascio queste poche righe prima di andarmene, perchè il tuo starmi accanto in tutti questi anni senza mai lamentarti, è stato per me uno stillicidio.
Pensa Matteo, che il mio sogno erotico preferito era subire uno stupro di gruppo, che idiota che sono, che ingenua, che stranezze ci combina la mente, che delusione.
Grazie davvero di cuore, me ne vado senza pace purtroppo, spero che dove andrò ci sia qualcuno che mi insegni a perdonare o quantomeno che sia in grado di resettarmi la memoria.
Addio.